Se la Critica Politica diventa un Caso Legale

Dal Balcone del Privilegio al “Silenzio” di Famiglia

In una democrazia matura, la critica è l’ossigeno che permette ai cittadini di valutare l’operato di chi li rappresenta. A Potenza, tuttavia, l’aria si fa gelida quando il dissenso tocca certi nervi scoperti. La vicenda che vede protagonisti un noto Consigliere Regionale — già assessore e capo di una curva del tifo organizzato — e l’intervento legale di suo fratello avvocato, delinea un quadro che merita di essere raccontato: per legittima difesa della libertà di opinione contro ogni tentativo di pressione inopportuna. 

Correttezza formale e fermezza dei contenuti

Per trasparenza, è opportuno precisare che, a seguito di un confronto-scontro con l’avvocato del Consigliere, ho provveduto a perfezionare la sintassi del mio post originario. Si è trattato di un intervento puramente formale, volto a derimere ogni malevola interpretazione contraria alle reali intenzioni del contenuto. La correzione linguistica, tuttavia, non sposta di un millimetro la sostanza dei fatti esposti: la forma è stata ricalibrata per amore di precisione, ma la verità sostanziale rimane ferma e confermata. 

Il paradosso del “posto al sicuro”

Il Consigliere si lancia spesso in accese invettive contro la “vecchia gestione politica” lucana. Un attacco che suona singolare, considerando che egli è un dipendente a tempo indeterminato assunto originariamente in uno di quegli enti strumentali (AATO) che la stessa Regione ha dovuto assorbire nell’EGRIB nel 2015, proprio per razionalizzare i costi e superare la stagione dei cosiddetti e costosi “carrozzoni” Oggi siede in Consiglio Regionale come esponente della maggioranza, ma il suo posto in quell’ente ottenuto nel passato è lì, congelato dall’aspettativa. È il paradosso della coerenza: si attacca il sistema che ha garantito la sua stabilità professionale e quella di molti altri.

 

Dalle inchieste sul fiume alla “allergia” al dissenso

Tutto nasce dalla curiosità di chi non si accontenta delle verità ufficiali. Anni fa, un’inchiesta giornalistica accese i riflettori sulla gestione del demanio fluviale del Basento nel tratto potentino: dove dovevano sorgere gazebo leggeri, apparvero strutture di gastronomia illegali dai lauti incassi. Ne seguirono chiusure e fascicoli della Procura, dei quali si è persa traccia. Invece di risposte nel merito, arrivarono toni duri contro i contestatori. Un atteggiamento che oggi, alla luce delle rivendicazioni legali, poco convincenti, rivela una preoccupante insofferenza verso chi esercita il diritto di opinione.

Il caso del balcone e lo “stalking” immaginario

“Eclatante il caso del balcone del Teatro Francesco Stabile durante l’evento RAI ‘L’Anno che verrà’. Quando la cronaca documentò il privilegio di chi occupava i posti d’onore mentre la piazza era al gelo, avvenne il paradosso: pur senza essere stato espressamente citato nel contenuto originale, il consigliere scelse di reagire pubblicamente, trasformando una critica generica alle istituzioni in un attacco personale contro ‘il blogger che lo perseguita’. Una dinamica curiosa: se un cronista riporta un fatto pubblico senza fare nomi, ma un politico vi si riconosce al punto di gridare alla persecuzione, il problema non è il racconto, ma la sensibilità di chi si sente esposto.”

La toga e lo spauracchio della legge

La vera escalation è avvenuta con l’intervento del fratello avvocato del Consigliere. Paventare condanne probabili o “procedibilità d’ufficio” per critiche politiche che risalgono a ben oltre i 90 giorni previsti dalla legge, appare come un tentativo di pressione giuridica privo di solidi presupposti normativi. Usare la prospettiva della legge per tentare di ottenere un “silenzio futuro” su temi di interesse pubblico non è solamente difesa legale: sembra anche un esercizio che confonde la tutela della persona con la protezione del consenso politico a prescindere.

Conclusione

Chi ha ricoperto ruoli di peso nella società civile e anche vicino alle istituzioni religiose, come portatore del santo di Potenza, dovrebbe sapersi confrontare con le motivazioni della critica democratica e in rispetto della giurispudenza. I documenti e i fatti sono pubblici. La politica non può pretendere il silenzio: resteremo “fuori come quel balcone”, a osservare e a raccontare. Perché la verità “non si abbatte” e la libertà di critica non si può imbavagliare. Siamo qui a combattere tentativi di qualsiasi genere.