CROB, IL PARADOSSO DI UN 9,50 CHE SPLENDE IN UN DESERTO DI CAMICI
Il finanziamento ministeriale vinto dalle ricercatrici lucane è un merito individuale che solleva un dubbio persistente: ha senso ostinarsi a fare ricerca in un istituto svuotato di medici
Il comunicato è di quelli che fanno gonfiare il petto: 270.000 euro dal Ministero della Salute, un nono posto nazionale su 340 progetti e un punteggio di 9,50. Per l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture è la notizia perfetta per i social: la prova che “la ricerca in Basilicata è viva”. Ma grattando via la patina della propaganda, resta una domanda scomoda: a cosa serve un’eccellenza teorica se la pratica clinica è in affanno?
I numeri che non tornano
Mentre le agenzie celebrano il successo di quattro giovani ricercatrici — a cui va tutto il merito di aver vinto una competizione durissima con le armi spuntate — la realtà dei corridoi racconta un’altra storia. Un istituto di ricerca con un organico di oncologi ridotto all’osso è un gigante dai piedi d’argilla. Le segnalazioni descrivono una prima linea composta da appena 7 medici operativi, a fronte dei 9 che ancora figurano sul sito ufficiale. Con una massa critica così esigua, la ricerca rischia di diventare un lusso per pochi o, peggio, un obbligo burocratico per non perdere il “bollino” IRCCS e i relativi fondi ministeriali.
La ricerca come alibi: il peso dell’Impact Factor
C’è poi un dato tecnico che smonta l’entusiasmo trionfalistico: questa vincita non cambia di un millimetro l’Impact Factor (IF) dell’istituto. Vincere un bando significa aver presentato una buona “promessa” di ricerca, ma il valore scientifico reale si misura solo alla fine, con la pubblicazione dei risultati su riviste prestigiose.
Ad oggi, il CROB resta ancorato a soli 276 punti di IF complessivo — una cifra irrisoria se confrontata ai migliaia di punti dei colossi del Nord. Celebrare i 270.000 euro oggi è come festeggiare l’approvazione di un mutuo prima ancora di aver posato il primo mattone: la casa non c’è, e con così pochi medici costretti a turni massacranti in corsia, non è nemmeno chiaro chi avrà il tempo fisico per costruirla.
Il dilemma: IRCCS per la gloria o Ospedale per il territorio?A questo punto, la riflessione deve farsi brutale. Il tanto sbandierato “rilancio scientifico” sarà mai quello che dovrebbe essere, date le condizioni logistiche di un piccolo paese di provincia e la cronica difficoltà nell’attrarre talenti dall’esterno?
Forse è il momento di chiedersi se non sia il caso di gettare la maschera della propaganda e trasformare il CROB in ciò di cui il Nord della Basilicata ha davvero bisogno: un vero, grande ospedale territoriale. Un presidio che smetta di rincorrere pubblicazioni per giustificare la propria esistenza e si concentri sull’abbattimento delle liste d’attesa e sul potenziamento dei servizi d’urgenza. Il 9,50 delle ricercatrici è un voto al loro coraggio individuale. Ma alla missione strategica dell’istituto, che drena risorse senza un dovuto ritorno in termini di salute pubblica e riduzione della mobilità passiva, il voto resta un “non classificato” È ora di decidere: vogliamo continuare a nutrire un’istituzione che produce molti comunicati stampa e pochissima ricerca, o vogliamo dare ai lucani un ospedale che funzioni davvero?