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TAMPONE SI TAMPONE NO! MA CHI NE HA BISOGNO DAVVERO?

SCELTE DIVERSE DEI MEDICI DI FAMIGLIA A PARI CONDIZIONE
Un paziente affetto da un tumore aggressivo, ha avuto febbre per più di giorni abbastanza alta, sopra i 38 gradi, e da qualche giorno intorno a 37. Ha chiesto il tampone al suo medico che glie lo ha rifiutato perchè non sussisterebbero le condizioni.  Avrebbe dovuto sottoporsi a un ciclo di chemioterapia in day hospital ma l’oncologo ha preferito rimandare di una settimana suggerendo di richiedere il tampone al suo medico. Medico che ha sostenuto nuovamente anche dopo la richiesta dell’oncologo che non ci sarebbero le condizioni e non glie lo ha prescritto.
Invece un altro medico di famiglia, in una situazione analoga, per un malato di un Lifoma, anche lui con la febbre da alcuni giorni, ha prescritto il tampone. Se non altro per capire da cosa derivasse la febbre. Anche dalla protezione civile e dalla Asl, alle quali il paziente si è rivolto per avere spiegazioni, hanno sostenuto la stessa strana tesi. Un paziente ammalato di un tumore aggressivo, evidentemente immunodepresso, con febbre alta per 10 giorni non ha diritto a verificare se possa dipendere dal Covid 19.
“Stranezza” che prende più forma anche se si considera che ai cittadini che vengono da fuori regione, appena scesi dai mezzi anche se senza alcun sintomo, gli viene somministrato immediatamente il tampone. Stranezza anche alla luce del fatto che questo paziente dovrà recarsi necessariamente in un ambulatorio frequentato da persone immunodepresse per sottoporsi alla somministrazione della chemioterapia, col rischio che possa contagiare i pazienti e gli operatori se dovesse essere un positivo paucisintomatico (con sintomi lievi o parziali) come ce ne sono molti.  Una sanità miope che a quanto pare non impara mai! E vengono in mente i lucani deceduti forse per i ritardi negli interventi della sanità pubblica.

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