REPORTAGE: POCHE GIOIE E I TANTI DOLORI DELLA SANITA’ LUCANA

A cavallo fra la fine di agosto e i primi giorni di settembre del 2018 ho girato la Basilicata in bicicletta
(a pedalata assistita) per vivere un’avventura fuori dal comune, per dedicare parte delle vacanze a uno scopo sociale, per rendermi conto di persona dello stato della sanità regionale e dare il mio contributo affinché si possa fare un’analisi seria e credibile. Sono partito con un bagaglio di conoscenze derivante da anni di attività nel mondo del volontariato e del giornalismo specifico, forse anche specializzato. Anche perché sono particolarmente sensibile al settore e considerata la “latitanza” della politica sull’argomento, compresa quella che si propone di governare la regione nel futuro. Per tutti questi motivi ho deciso di sollevare il tema con una forte azione: ho percorso circa 700 km, fra monti, valli e pianure, in 6 giorni. Una bella sfacchinata. Dal centro al nord, fino all’est e al sud, passando per l’ovest della regione. Ho visitato 11 “ospedali”. Raccogliendo impressioni e soprattutto rafforzando le mie, non solo per quello che si legge o per il raccontato. Quello della sanità nella nostra regione è un problemone prioritario da risolvere, che finora viene sottovalutato. Per chi ha le “antenne” particolarmente attente viene facile pensare che c’è una frammentazione a macchia di leopardo ed è molto condizionata da interessi, anche quelli meno nobili, come il campanilismo e la conservazione di posti di lavoro “sotto casa”. Sono partito dal San Carlo di Potenza, l’ospedale regionale che deve garantire ogni tipo di assistenza, del quale tutti conosciamo la crisi profonda che sta attraversando. Uno dei dati colpisce di più è il netto calo dell’occupazione dei posti letto: passato da 600/700 a meno di 400: probabilmente per la scarsa fiducia che si è conquistato negli ultimi anni. Ho preso la via del nord della regione, verso Rionero. E’ noto che percorrere strade di provincia in bicicletta, soprattutto se il clima è favorevole, dà la possibilità di riflettere e ragionare a mente libera. Stavo per visitare tre ospedali in un ristretto spazio della regione: il Crob di Rionero, l’ospedale di Melfi e quello di Venosa. Purtroppo tutti e tre in crisi. Pensare a un centro di ricerca e cura a Rionero è stato ardito. E i risultati non sono dei migliori. Perde pezzi in termini di professionalità ed è in forte affanno. Corre voce che nei primi anni novanta la scelta di farne un centro di riferimento oncologico regionale fu piuttosto un escamotage per evitarne la chiusura. Un “bene” che la gente del posto si tiene stretto, perché rappresenta un “pregio” e uno sfogo per tanti posti di lavoro. L’ospedale di Melfi, anche questo passato sotto la gestione dell’azienda San Carlo, è difeso coi denti dai melfitani che lo vedono man mano smembrato e in bilico costante. Dopo che anni fa ha assorbito parte delle attività e dei medici dell’ospedale venosino, è in affanno e non riesce a garantire prestazioni all’altezza, nei tempi dovuti. É in rifacimento da anni, ma i lavori sono bloccati. E reparti come quelli destinati alle urgenze del cuore sono sotto forte pressione, anche in conseguenza dei tanti progetti che sono stati accantonati. E intanto quello che funzionava è stato ridimensionato. Per fare un esempio, fra i tanti: pare che manchi anche la carta per i risultati degli elettrocardiogrammi. Nella stessa zona, a pochi chilometri, c’è l’ospedale di Venosa. Anche questo in bilico. Ha perso molti pezzi ed è una sorta di fantasma. Per “fortuna” dei Venosini il San Carlo si è avvicinato grazie al parziale miglioramento della strada di collegamento e trovano qualche speranza di cura nel capoluogo. Ragionando e riflettendo, probabilmente, come sostengono anche molti operatori, la soluzione si potrebbe trovare nell’ospedale unico per il nord della regione, eliminando i tre “mezzi ospedali”. Fra le tappe principali ovviamente c’è l’ospedale di Matera: il Madonna delle Grazie. Ci si imbatte in una grande struttura che però soffre della concorrenza della vicina sanità pugliese. E per diminuire questo fenomeno si è pensato alla sua realizzazione che è iniziata nei primi anni 90. Quando l’allora assessore alla sanità era Filippo Bubbico, di Montescaglioso, poi presidente della regione. Ha sostituito il vecchio ospedale che oggi si vuole destinare a residenza universitaria. Purtroppo anche questa struttura è un’anatra zoppa. Non ha un suo direttore generale, come probabilmente dovrebbe essere, ma è gestita dall’ASL materana che ha dato prova di se con l’ultimo scandalo, che ha visto arrestati i suoi direttori. Durante la realizzazione, e subito dopo, ha fatto chiacchierare molto sulle ingenti spese e sul business che si è creato. Si tratta di un ospedale di primo livello che andrebbe potenziato per soddisfare le esigenze di salute di tutto il materano. Dovrebbe far parte dei quattro/cinque ospedali regionali per acuti di cui la regione ha bisogno. C’è un dato che fa capire la sua parziale inefficienza: basti pensare che da Montescaglioso, distante circa 15 chilometri, si recano al Crob di Rionero, a 140 chilometri, per le terapie chemioterapiche ambulatoriali, che si potrebbero tranquillamente somministrare al Madonna delle Grazie. Un abominio che fa pensare “alla transumanza” dei malati per dare “lavoro” all’ospedale di Rionero. Proseguendo la lunga e faticosa pedalata ho raggiunto l’ospedale di Tinchi. In eterna trasformazione e con lavori in corso continui. Anche ora. E’ famosa la piscina riabilitativa inaugurata non molto tempo fa, che mai ha visto bagnare i piedi a un paziente. Nell’area è stata realizzata una struttura per la dialisi, affidata a un’azienda privata con un contratto di settecentomila euro l’anno; le spese di gestione, sembra siano a carico dell’azienda sanitaria materana. Una ditta appaltatrice che a quanto pare non ha così nessun rischio d’impresa. Una classica cattedrale nel deserto tenuta stretta dai cittadini del territorio, probabilmente per il solito motivo: posti di lavoro nel territorio e rassicurazione. Proseguendo sulla dorsale ionica s’incontra l’ospedale di Policoro. Importante per la zona, in particolare durante l’afflusso turistico, anche per la Calabria del nord, sprovvista di ospedali. Purtroppo versa anche questo in una situazione critica, nonostante il pronto soccorso abbia 35.000 accessi l’anno (Matera ne ha 50.000). E’ sotto dotato al punto da far pensare che così non possa garantire i cittadini bisognosi e che quindi vada reso efficiente almeno nei limiti della decenza per continuare ad avere un senso. Intanto si è saputo dell’abuso di spesa nell’acquisto di prestazioni aggiuntive. Centinaia di migliaia di euro l’anno che, da quanto ha riportato la stessa Gazzetta, si potrebbero risparmiare, se non si abusasse degli esoneri alle prestazioni notturne, ma non solo, dei medici.Si arriva così a Chiaromonte. In alta montagna. Difficoltoso da raggiungere, è rimasto poco di quello che era l’ospedale. C’è la guardia media e un punto di primo soccorso che poco può fare in molti casi. C’è una struttura di accoglienza di lungodegenza per anziani e di riqabilitazione, dove è presente anche la famosa Auxilium, con i suoi dipendenti, i così detti OS, di ausilio al personale sanitario. Colpisce al suo ingresso un ricordo su marmo, del 2006, di ringraziamento a Emilio Colombo, a degli ecclesiastici e ai sindaci che vollero la struttura. E’ venuto spontaneo pensare: “a ricordo perenne di una miope strategia sanitaria regionale, che oggi appare in tutta la sua drammaticità, tesa più ad accontentare le popolazioni inconsapevoli che a fare salute” 

Probabilmente una visione più lungimirante avrebbe immaginato la realizzazione di quella struttura nella Valle del Sinni, che abbraccia un territorio più vasto, compreso il parco del Pollino. Ma comunque posizionato a metà fra l’ospedale di Policoro e quello di Lagonegro. Per una piccola e meritata pausa marina, ho spezzato il lungo, faticosi ma interessante viaggio per due giorni: a Maratea. Anche qui c’è un ormai ex ospedale realizzato secondo il criterio: “un ospedale ovunque” a prescinderne dall’utilità e dall’efficacia. Smantellato come ospedale, oggi, forse, rappresenta un punto di partenza per i presidi del territorio. Dove i cittadini posso essere seguiti e indirizzati qualora abbiano la necessità di approfondimenti e cure. E’ dotato di diversi ambulatori, di un forse non utile pronto soccorso territoriale e una guardia medica; in qualche modo una sorta di sovrapposizione. E c’è un altro centro di lungodegenza per lo più per anziani, dove si ritrova l’acquisto di prestazioni degli assistenti sanitari della onnipresente Auxilium. A una trentina di chilometri, verso l’interno, c’è l’ospedale di Lagonegro; oggi inglobato nell’azienda San Carlo, a vederlo sembra un vero ospedale; pur se di piccole dimensioni. Deve soddisfare un’ampia zona: dalla Val Sinni, alla Calabria del nord, fino alla bassa Campania e al marateota. I cittadini della zona dicono che le attese al pronto soccorso sono lunghe, invece le informazioni ufficiali sostengono che è quella prevista dai protocolli. Secondo i piani, nel territorio periferico di Lagonegro, zona strategica, si sarebbe dovuto realizzare l’ospedale unico. Chiudendo quello di Maratea e quanto resta di quello di Lauria, che ospita un

centro dialisi e un hospice gestiti dalla Azienda sanitaria. Intanto il progetto è saltato dopo che sono stati spesi decine di milioni nella fase preliminare. E l’ospedale di Lagonegro resta anch’esso un’anatra zoppa, che arranca per quanto può. Dovrebbe probabilmente essere fra i 4/5 ospedali strategici per la Basilicata ma anche per le limitrofe Calabria nord e la bassa Campania. La situazione è peggiorata da quando le vicine regioni Puglia e Campania hanno riaperto i concorsi per i medici; molti che lavoravano in quell’ospedale, ma nell’intera Basilicata, hanno preferito andare via. Dopo aver attraversato i magnifici monti fra la Basilicata e la Campania, verso la Val D’agri, complice il bel tempo, l’odore di casa si fa sentire e si affaccia all’orizzonte la meravigliosa Val D’Agri. Terra di gioie e dolori. E’ noto ormai che sta attraversando uno dei peggiori periodi della sua storia, da valle del verde rigoglioso, di coltivazioni uniche e di gente laboriosa è diventata la terra del petrolio e dell’inquinamento da idrocarburi. Sta subendo l’attacco indiscriminato delle aziende del settore e i danni sono al momento incalcolabili. Da studi di enti terzi si è saputo che alcune malattie hanno maggiore incidenza statistica rispetto al resto della regione. Le promesse di indagare da parte della Regione sono tutte finite nell’oblio. Intanto l’ospedale, anche questo passato sotto la gestione dell’azienda San Carlo, perde pezzi. Insomma i valligiani si sentono, come si dice nel linguaggio colloquiale, “cornuti e mazziati”. Invece, data la situazione, andrebbe creato un punto di frontiera adibito al controllo e alla prevenzione delle malattie. E mi pare di poter azzardare senza timori di dire “un’eresia” che è li che si dovrebbe stabilire il centro di ricerca e di riferimento oncologico regionale. Per razionalizzare le due zone. Realizzando l’ospedale unico nel nord della regione e contestualizzare la ricerca ove c’è più materia di lavoro, la petrolizzata val D’Agri. Il viaggio di ritorno dalla Valle a Potenza è stato condito, oltre che dalla stanchezza di una così faticosa impresa, da amarezza e gioia. Miste a rabbia, per la scarsa lungimiranza e poca correttezza di chi ha gestito e amministrato la nostra salute in termini economici e di programmazione, in tutti questi anni. Per chi come me segue la sanità da oltre vent’anni mettere insieme tutto quanto è accaduto fa davvero rabbia, perché se le cose negative le si vedono una alla volta, sono molto meno amare che messe tutte insieme. Siamo stati oggetto di errori, soprusi, incoscienza, di delinquenti, di speculatori, sprechi di risorse con tante disfunzioni che creano difficoltà ai lucani. Per fortuna anche dell’attenzione di tanta brava gente che si è accollata l’onere di fare il possibile per far navigare una nave che fa acqua da tutte le parti. Dal mondo degli operatori della sanità ai tanti cittadini volontari che con la loro opera hanno aiutato chi ne ha avuto e ne ha bisogno. Ci sarebbe molto altro da dire e segnalare ma tutto insieme non è possibile, spero vi siamo altre occasioni

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