CASO POTENZA: “LA MATTANZA” ISTITUZIONALE IN PRIMA COMMISSIONE E IL SILENZIO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Il consigliere Pace interpella Prefetto e Segretaria generale 

La crisi politica e istituzionale al Comune di Potenza si arricchisce di nuovi dettagli, trasformandosi in un caso giuridico-costituzionale. Al centro della vicenda vi è lo scontro consumatosi nella Prima Commissione Consiliare Permanente, presieduta da Carmine Pace, dove si è assistito a una palese forzatura delle regole democratiche e a una gestione spregiudicata delle prerogative istituzionali.

1. Il paradosso dei “presenti-assenti” e il ruolo omissivo della Presidenza

Durante la seduta del 29 ottobre 2026, si è materializzata una condotta anomala, senza precedenti, e premeditata da parte di 10 consiglieri su 16 fisicamente presenti in aula. Pur trovandosi seduti al loro posto, hanno risposto “assente” alla chiamata senza sottoscrivere le presenze. L’aspetto politicamente più grave e censurabile riguarda il comportamento del Presidente del Consiglio comunale, Avv. Pierluigi Smaldone. Presente fin dal primo appello delle ore 8:30 e nel pieno del suo dovere istituzionale di super partes, arbitro imparziale e garante delle regole democratiche e del corretto funzionamento dell’organo, ha scelto il silenzio. Nonostante la palese discordanza tra la realtà materiale (l’aula gremita) e la finzione burocratica, non ha speso una parola per stigmatizzare la condotta. Di fatto il Presidente del Consiglio ha permesso che la seduta venisse dichiarata deserta sulla base di un’artificiosa assenza formale, avendo già prima determinato la sospensione, illegittima perché non è nei suoi poteri, della Prima Commissione — un atto di forza che di fatto è caduto nel nulla giuridico, viziato da nullità radicale (leggi qui).

2. La convocazione “lampo” della Conferenza dei Capigruppo

Il clima anche procedurale ha trovato immediata conferma nelle ore successive, in occasione della convocazione della Conferenza dei Capigruppo. La comunicazione alle ore 9:50 per le ore 10:00 della stessa giornata, con un preavviso-lampo a fronte del termine di almeno due giorni previsto dal Regolamento. Un fatto che il consigliere Pace definisce intollerabile, che calpesta i diritti dei consiglieri e il principio di leale collaborazione, rendendo illegittima l’intera riunione, i relativi verbali e le conseguenti attestazioni di presenza ai fini del gettone. Pace lo ha messo nero su bianco con una nota inviata agli apici dell’amministrazione comunale.

3. I risvolti giuridici e l’esposto al Prefetto

Di fronte a questa concatenazione di presunti illeciti procedurali, il presidente della Commissione Carmine Pace ha trasmesso i verbali originali timbrati e i fogli firme direttamente al Prefetto di Potenza. Gli atti certificano l’effettiva presenza di 16 consiglieri in aula (e dunque il regolare raggiungimento del numero legale). La segnalazione di Pace chiama in causa pesanti profili di responsabilità amministrativa, civile e penale, invocando l’applicazione di norme chiave:

Art. 141 del TUEL: In merito alla verifica di gravi e persistenti violazioni di legge e al malfunzionamento degli organi collegiali.

Artt. 479 (Falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici) e 340 c.p. (Interruzione di un pubblico servizio): Per la discrepanza tra la realtà materiale accertata dal Presidente e le false certificazioni d’assenza redatte in atti d’ufficio.

Art. 331 del c.p.p.: Con la richiesta di trasmissione degli atti all’Autorità Giudiziaria per l’accertamento di eventuali fattispecie di rilevanza penale. La vicenda di Potenza non rappresenta più soltanto una schermaglia politica interna, ma un pericoloso precedente in cui le istituzioni di garanzia sembrano aver abdicato al proprio ruolo, piegando le norme regolamentari a logiche di fazione.

La convocazione di domani: la vera cartina di tornasole

La risposta alle ombre istituzionali e alle criticità sollevate non tarderà ad arrivare. La convocazione della Prima Commissione fissata per domani rappresenterà la vera cartina di tornasole dell’intera vicenda politica e procedurale. In quell’occasione si vedrà chiaramente se i componenti dell’organo e la Presidenza del Consiglio intenderanno rivedere la loro posizione per la trasparenza e la leale collaborazione istituzionale, oppure se si assisterà alla reiterazione di condotte ostruzionistiche che finirebbero per confermare, in modo inequivocabile, la gravità dello stallo in atto a Palazzo di Città.

A tutto questo vanno aggiunte le ombre giudiziarie sull’esecutivo Telesca e la stretta del Riesame su Giuzio

A scuotere le fondamenta di Palazzo di Città e ad appesantire la posizione della maggioranza si aggiunge un quadro giudiziario sempre più teso, che investe i massimi esponenti dell’esecutivo comunale:

I rilievi e gli accertamenti sul Sindaco Vincenzo Telesca:
Sul primo cittadino hanno pesato le attenzioni investigative relative agli accertamenti effettuati dai Carabinieri presso gli uffici del Municipio; le presunte irregolarità sulla realizzazione di una tettoia presso un suo immobile. Sullo sfondo rimangono accese le polemiche riguardanti le disponibilità e le transazioni patrimoniali (tra cui le verifiche sui lavori e gli acquisti legati a immobili in centro storico), alla disponibilità di somme ingenti in contanti date all’avvocato Debonis, all’affidamento diretto di lavori alla ditta che ha eseguito i lavori nella sua abitazione. E poi le polemiche politico-amministrative sui lavori alla ex palestra Coni e alla scuola Torraca. I dubbi sulla condotta del primo cittadino e sui contorni delle vicende che lo vedono coinvolto sono ormai decisamente troppi perché egli possa garantire alla città una guida al di sopra di ogni sospetto e al riparo da malinterpretazioni. Una situazione che finisce per inquinare inevitabilmente il concetto stesso di buona, trasparente e imparziale azione di governo.

Il filone Giuzio e l’offensiva della Procura davanti al Tribunale del Riesame:
Ancora più rovente è la posizione dell’Assessore alla Viabilità e Trasporti Francesco Giuzio (La Basilicata Possibile), finito al centro della maxi-inchiesta su appalti e lavori pubblici gestita dalla Procura di Potenza. Se in un primo momento il GIP non aveva concesso le misure cautelari richieste per l’assessore, la battaglia giudiziaria si è spostata dinanzi al Tribunale del Riesame. Il Pubblico Ministero ha ribadito con fermezza la richiesta di arresto (misura cautelare ai domiciliari), depositando nuove prove e producendo i verbali contenenti le testimonianze di dirigenti e funzionari comunali che avrebbero dettagliato di aver subito pressioni dall’assessore Giuzio.

I fatti consumatisi in Prima Commissione non possono essere derubricati a meri cavilli; mostrano una maggioranza con le spalle al muro. Come può una Giunta nata nel segno del rinnovamento morale reggere l’urto politico mentre il sindaco Telesca è sotto la lente degli inquirenti e la Procura insiste al Riesame per l’arresto dell’assessore Giuzio anche sulla scorta delle deposizioni dei dirigenti comunali che accusano pressioni sui propri uffici?