LA STORIA COSTRUITA A TAVOLINO CON LA COMPLICITA’ DI COMITATI E ISTITUZIONI
Tra miti, licenze commerciali e cortocircuiti locali: il «falso storico» del Memorial a Nino Postiglione
POTENZA – Ieri, nel Rione Libertà di Potenza, si è consumato l’ennesimo capitolo di una narrazione agiografica ormai fuori controllo. Con il Memorial dedicato a Bonaventura «Nino» Postiglione e la posa di una targa in suo ricordo, tra retorica istituzionale e commozione di rito, si è ripetuto il solito ritornello: l’omaggio al «pioniere delle radio libere italiane», l’uomo che dal 1973 avrebbe dato voce alla libertà d’informazione in Basilicata. A firmare l’iniziativa è un comitato di quartiere
neocostituito; Ignoto a molti residenti del Rione Libertà che dopo aver portato a termine l’iniziativa ha iniziato a raccogliere le desioni. Per loro evidentemente la priorità assoluta è inaugurare la gloriosa carriera di Nino Postiglione, timbrando un falso storico su una targa commemorativa. Se i disservizi si risolvessero, a colpi di agiografie radiofoniche e preghiere allo spirito di chi non c’è più, i quartieri sarebbero molto più vivibili.
Chi scrive ha iniziato a frequentare le radio private di Potenza all’inizio del 1979, circa due anni e mezzo dopo l’avvio di Radio Potenza Centrale a metà del 1976. Non osservavo l’etere da spettatore dal consiglio comunale: ero nelle emittenti, utilizzavo i mixer, montavo e smontavo gli studi e conoscevo di nome Nino Postiglione e la natura della sua radio. Sono stato anche editore di una rivista locale e, per anni, cronista di rilievo in diverse testate, prima di fondare LucaniaOggi.it. Conosco i vizi dell’ambiente giornalistico che, fatte le dovute eccezioni, troppo spesso ha rinunciato a fare le pulci al potere, preferendo un atteggiamento supino. È ora di rimettere i fatti al loro posto. Ricordo un episodio che dice molto sulle pratiche di quella stagione radiofonica. Ne abbiamo discusso con uno dei fondatori della radio che frequentavo poco tempo fa: mentre la nostra emittente trasmetteva dal campo sportivo Viviani, attraverso un collegamento telefonico, la radiocronaca di una partita del Potenza, Radio Potenza Centrale riprese la nostra trasmissione e la mandò in onda sulla propria frequenza, senza averne ottenuto l’autorizzazione. Un episodio significativo della radiofonia potentina che mostra quanto la realtà di quegli anni fosse diversa dalla narrazione celebrativa riproposta oggi.
Il miraggio del 1973 e il «trucco» del certificato
Chi scrive ha iniziato a frequentare le radio private di Potenza all’inizio del 1979, circa due anni e mezzo dopo l’avvio di Radio Potenza Centrale a metà del 1976. Non osservavo l’etere da spettatore dal consiglio comunale: ero nelle emittenti, utilizzavo i mixer, montavo e smontavo gli studi e conoscevo di nome Nino Postiglione e la natura della sua radio. Sono stato anche editore di una rivista locale e, per anni, cronista di rilievo in diverse testate, prima di fondare LucaniaOggi.it. Conosco i vizi dell’ambiente giornalistico che, fatte le dovute eccezioni, troppo spesso ha rinunciato a fare le pulci al potere, preferendo un atteggiamento supino. È ora di rimettere i fatti al loro posto. Ricordo un episodio che dice molto sulle pratiche di quella stagione radiofonica. Ne abbiamo discusso con uno dei fondatori della radio che frequentavo poco tempo fa: mentre la nostra emittente trasmetteva dal campo sportivo Viviani, attraverso un collegamento telefonico, la radiocronaca di una partita del Potenza, Radio Potenza Centrale riprese la nostra trasmissione e la mandò in onda sulla propria frequenza, senza averne ottenuto l’autorizzazione. Un episodio significativo della radiofonia potentina che mostra quanto la realtà di quegli anni fosse diversa dalla narrazione celebrativa riproposta oggi.
Il miraggio del 1973 e il «trucco» del certificato
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Chi ha promosso le intitolazioni ha sventolato un certificato della Camera di Commercio datato 1973, lo stesso documento di cui Nino Postiglione si era fatto vanto. LucaniaOggi.it ha documentato, carte alla mano, come quel certificato sia stato utilizzato per sostenere una ricostruzione storica contestata. L’iscrizione specifica relativa all’attività radiofonica è arrivata soltanto a metà del 1978 (leggi QUI). È proprio qui che si consuma il cortocircuito: un documento commerciale interpretato al proprio uso, viene trasformato in un fatto di portata nazionale, mentre le contestazioni documentali finiscono ai margini del dibattito pubblico.
L’informazione che non c’era: l’equivoco del «giornalismo libero»
Si sente ripetere che Postiglione avrebbe «aperto la strada all’informazione libera». Per chi ha vissuto quella radiofonia, una simile affermazione suscita un certo stupore. Nel periodo in cui ero fra i frequentatori di Radio, contrariamente ad altre due o tre radio locali, la radio di Postiglione non svolgeva attività di informazione giornalistica: niente inchieste, niente radiogiornali, niente cronaca sociale. Radio Potenza Centrale era un’emittente strettamente commerciale, votata alla musica neomelodica, al liscio, alle dediche e alla pubblicità locale. Una macchina commerciale produttiva, capace di intercettare il pubblico, ma che in quegli anni non si distingueva per l’impegno civile o il pluralismo informativo. Presentarla oggi come protagonista di una crociata per la libertà di stampa significa attribuirle retroattivamente un ruolo che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza diretta, non trova riscontro nell’attività che ricordo. Una ricostruzione meno edulcorata di quella celebrativa racconta che tra i personaggi che si occupavano di conduzione e pubblicità figuravano anche soggetti dalla reputazione tutt’altro che limpida. È uno spaccato noto a Potenza che appartiene alla realtà di quegli anni. Non si può negare a Postiglione il ruolo di imprenditore della radiofonia privata, si deve invece distinguere quel ruolo dall’attività giornalistica e dall’impegno civile, che non possono essere attribuiti automaticamente a un’emittente soltanto perché ha operato nel periodo delle cosiddette radio libere. La libertà di trasmettere, il pluralismo dell’etere e il giornalismo d’inchiesta sono fenomeni collegati, ma distinti. Confonderli significa trasformare una vicenda imprenditoriale in una battaglia civile senza verificarne i contenuti effettivi.
Cambiali elettorali e complicità istituzionale: perché le istituzioni alimentano questa favola?
La risposta va cercata anche nei rapporti di potere locali. La scelta del Comune di legittimare questa ricostruzione storica solleva interrogativi sui rapporti tra l’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Telesca e il gruppo editoriale riconducibile a Giuseppe Postiglione. Telesca è legato a Giuseppe Postiglione, il cui gruppo editoriale gli avrebbe assicurato visibilità durante la campagna elettorale e che tuttora ne celebra
l’operato. I risultati meritano di essere verificati. Il tentativo di saldare i «debiti politici» con chi controlla i microfoni passerebbe anche attraverso l’accettazione di una ricostruzione distorta della storia cittadina. È una questione che merita di essere affrontata pubblicamente, soprattutto quando le scelte istituzionali contribuiscono a consolidare una narrazione storica contestata (leggi QUI). Il copione si fa ancora più problematico quando si considera il ruolo di Giuseppe Postiglione, uno degli eredi più in vista della famiglia: un gruppo mediatico che ha spesso preteso di erigersi a censore morale, mentre sulle vicende societarie della famiglia è calato il silenzio. È una disparità di trattamento che chiama in causa anche la capacità del giornalismo locale di esercitare il proprio ruolo critico nei confronti del potere mediatico. Chi pretende di giudicare la moralità pubblica dovrebbe essere disposto a sottoporre a verifica anche gli interessi e le vicende che riguardano il proprio ambiente. Le istituzioni, dal canto loro, dovrebbero evitare che le celebrazioni diventino strumenti di legittimazione di narrazioni storiche non adeguatamente verificate. La memoria pubblica non può essere affidata soltanto a chi dispone dei mezzi per imporre la propria versione dei fatti.
L’informazione che non c’era: l’equivoco del «giornalismo libero»
Si sente ripetere che Postiglione avrebbe «aperto la strada all’informazione libera». Per chi ha vissuto quella radiofonia, una simile affermazione suscita un certo stupore. Nel periodo in cui ero fra i frequentatori di Radio, contrariamente ad altre due o tre radio locali, la radio di Postiglione non svolgeva attività di informazione giornalistica: niente inchieste, niente radiogiornali, niente cronaca sociale. Radio Potenza Centrale era un’emittente strettamente commerciale, votata alla musica neomelodica, al liscio, alle dediche e alla pubblicità locale. Una macchina commerciale produttiva, capace di intercettare il pubblico, ma che in quegli anni non si distingueva per l’impegno civile o il pluralismo informativo. Presentarla oggi come protagonista di una crociata per la libertà di stampa significa attribuirle retroattivamente un ruolo che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza diretta, non trova riscontro nell’attività che ricordo. Una ricostruzione meno edulcorata di quella celebrativa racconta che tra i personaggi che si occupavano di conduzione e pubblicità figuravano anche soggetti dalla reputazione tutt’altro che limpida. È uno spaccato noto a Potenza che appartiene alla realtà di quegli anni. Non si può negare a Postiglione il ruolo di imprenditore della radiofonia privata, si deve invece distinguere quel ruolo dall’attività giornalistica e dall’impegno civile, che non possono essere attribuiti automaticamente a un’emittente soltanto perché ha operato nel periodo delle cosiddette radio libere. La libertà di trasmettere, il pluralismo dell’etere e il giornalismo d’inchiesta sono fenomeni collegati, ma distinti. Confonderli significa trasformare una vicenda imprenditoriale in una battaglia civile senza verificarne i contenuti effettivi.
Cambiali elettorali e complicità istituzionale: perché le istituzioni alimentano questa favola?
La risposta va cercata anche nei rapporti di potere locali. La scelta del Comune di legittimare questa ricostruzione storica solleva interrogativi sui rapporti tra l’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Telesca e il gruppo editoriale riconducibile a Giuseppe Postiglione. Telesca è legato a Giuseppe Postiglione, il cui gruppo editoriale gli avrebbe assicurato visibilità durante la campagna elettorale e che tuttora ne celebra
Perché la Rai lo ignora
Non deve stupire se Postiglione non ha trovato spazio negli speciali storici della Rai ai quali faccio riferimento. È accaduto anche nell’ultimo, trasmesso pochi mesi fa, in occasione del sessantesimo anniversario della sentenza che ha segnato una svolta nella storia delle radio libere italiane. La storia non si scrive sulle delibere approvate senza adeguati fondamenti storici e normativi, né per quieto vivere. Gli storici lavorano sulle fonti, confrontano le testimonianze e verificano i registri ufficiali.
È da questi elementi che occorre partire per valutare la pretesa primogenitura del 1973. L’assenza di Postiglione da uno speciale televisivo, da sola, non dimostra una volontà di esclusione. Ma il modo in cui la storia delle radio private viene ricostruita, celebrata e consegnata alla memoria collettiva merita certamente un esame critico, soprattutto quando esistono contestazioni documentali che non possono essere ignorate. Nino Postiglione è stato un discusso e abile imprenditore della radiofonia commerciale locale. Farne il martire della libertà d’informazione, però, non corrisponde alla realtà che emerge dalla mia esperienza e dalla documentazione richiamata. Il perpetuarsi di una ricostruzione storica non corrispondente ai fatti danneggia la cultura locale e alimenta una memoria pubblica deformata. Prima o poi, qualcuno che ne ha il dovere dovrà farsene carico, verificando che le targhe commemorative siano sostenute da motivazioni storiche adeguate e rispettino le disposizioni applicabili. Altrimenti il rischio è che diventino un’offesa alla migliore tradizione.
Non deve stupire se Postiglione non ha trovato spazio negli speciali storici della Rai ai quali faccio riferimento. È accaduto anche nell’ultimo, trasmesso pochi mesi fa, in occasione del sessantesimo anniversario della sentenza che ha segnato una svolta nella storia delle radio libere italiane. La storia non si scrive sulle delibere approvate senza adeguati fondamenti storici e normativi, né per quieto vivere. Gli storici lavorano sulle fonti, confrontano le testimonianze e verificano i registri ufficiali.