“L’ULTIMA CENA” DI DON FRANCO CORBO. IL TESTO DEL SESSANTESIMO DI SACERDOZIO A 86 ANNI

IL TESTAMENTO DEL PRETE STORICO DI S.ANNA CHE IERI SERA HA LASCIATO LA CANONICA, LA SUA DIMORA PER 50 ANNI, PER ANDARE A DORMIRE NELLA SUA NUOVA CASA A POCHI PASSI DALLA PARROCCHIA.
Don Franco, per volere del nuovo Vescovo Davide Carbonaro, da ieri non abita più nella parrocchia di S, Anna. Ora la chiesa resta sguarnita del suo storico custode, anche notturno. Il nuovo parroco, don Antonio Laurita, continua a vivere nella sua abitazione storica. Don Franco, da prete obbediente, ha eseguito l’odine del suo superiore. Ha preso in affitto una casa a pochi passi dalla sua chiesa. Resterà vicino ai fedeli che lo hanno apprezzato e salutato calorosamente, oltre ogni aspettativa, quando, alla presenza del Vescovo, ha “festeggiato” il sessantesimo del suo sacerdozio. Applausi, festeggiamenti e incoraggiamenti sono pervenuti dai circa 400 fedeli presenti alla messa di  commemorazione. Dopo la messa una festa che per coincidenza ha visto il taglio di due torte: i sessant’anni di sacerdozio di Don Franco e i sessant’anni di età di don Antonio. I due li hanno festeggiato insieme fra cori e balli che i fedeli gli hanno regalato. Don Franco resterà comunque a lavorare nel GVS, che ha sede nella parrocchia di S.Anna, del quale è presidente e che ha fondato. Il GVS (Gruppo di Volontariato Solidarietà) è un’organizzazione non profit storica di Potenza, strettamente legata alla parrocchia di Sant’Anna e San Gioacchino. Fondato nel 1979, opera principalmente nel campo della solidarietà internazionale e della tutela dell’infanzia. si occupa di Adozioni Internazionali: È un ente autorizzato che supporta le coppie nel percorso adottivo, fungendo da intermediario con le autorità straniere. Cooperazione allo Sviluppo: Gestisce progetti internazionali e campagne di sostegno a distanza (SAD). Attività sul territorio: Oltre al supporto internazionale, il GVS promuove laboratori di cittadinanza responsabile, iniziative sulla legalità e progetti di contrasto alle nuove povertà in Italia.

DI SEGUITO IL TESTO CHE DON FRANCO HA LETTO DURANTE LA MESSA DEL SESSANTESIMO ALLA PRESENZA DEL VESCOVO

Il 13 Marzo 2013 è stato eletto Papa Francesco. Da subito si è notata una particolare sintonia tra lui e la nostra Comunità. Francesco confermava, con il suo magistero, il cammino che la Comunità aveva fatto sin dagli anni ’50 sotto la guida di don Francesco Colucci (1913-1987), sacerdote povero ed umile servo di Jahvè, come lo ha definito Mons. Giuseppe Vairo, vescovo di Potenza, al suo funerale. Con don Francesco si era creato un legame così forte al punto che, negli anni ’90, egli si è opposto alla mia nomina di parroco ad Avigliano. Mi disse: ndu haia sci, ndu haia sci, tu haia sta qua. Il mio rapporto con lui e la mia stima sono testimoniati dal fatto che, il 23 dicembre 2006, al termine dei lavori del post terremoto ’80, con il sostegno di Mons. Giuseppe Vairo e di Mons. Ennio Appigna-nesi, nonostante la opposizione di alcuni, sono riuscito a portarlo nella chiesa da lui fondata, amata, servita con dolcezza, mitezza, carità. Don Francesco è tornato a vivere insieme a noi e credo che possiamo manifestargli il nostro affettuoso ricordo.

In 80 anni di vita, la nostra Comunità è stata servita da oltre una trentina di sacerdoti, provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo, ed ha ospitato Mons. Helder Camara e Waldhir Calheiros del Brasile, Mons. Ernst Kombo del Congo, di diversi vescovi del Burundi, del Perù che l’hanno arricchita con i propri carismi, le proprie culture e l’hanno aiutata a confrontarsi con le problematiche internazionali.

Il 4 aprile 2016, ho celebrato il mio 50° di sacerdozio con i miei compagni sacerdoti e con Papa Francesco a S. Marta in Vaticano. Nel breve colloquio che ne è seguito gli ho consegnato la I Edizione del libro “E il Verbo si incarnò” dicendogli che nei presepi realizzati nella nostra chiesa di S. Anna e Gioacchino in circa 50 anni di vita pastorale, c’era tutta la “Laudato si”. Tra l’altro, nel 1982, avevamo ricordato i “desaparecidos” della dittatura argentina e poi il dramma delle migrazioni, il rapporto nord-sud del mondo, la speculazione edilizia, la corsa agli armamenti, il tentativo di privatizzare l’acqua, di portare le scorie radioattive a Scanzano, il ruolo della Basilicata nel Mediterraneo, il tema della Pace disarmata e disarmante tanto caro a Papa Leone XIV, la lotta allo spreco, il dialogo con i cristiani separati e le altre religioni, la difesa dei diritti umani. A fine Febbraio 2026 Francesca Albanese, denunziata da sei nazioni, tra cui l’Italia, è stata difesa dall’ONU per il suo operato a favore dei diritti umani dei Palestinesi.

Per una nuova Teologia

Forte è stato il nostro impegno per una teologia che ponga attenzione al disarmo degli spiriti e dei cuori, al superamento dei nazionalismi e delle contrapposizioni tra i popoli, alla condanna di ogni tentativo religioso di giustificare la guerra (Messaggio di capodanno di P. Leone), alla crisi ecologica in atto con la sistematica distruzione dell’ambiente e della fraternità.

Se da un lato, in questi tempi difficili, l’attenzione e la preoccupazione della comunità internazionale sembrano concentrarsi soprattutto sui conflitti tra le nazioni, dall’altro lato, cresce sempre più la consapevolezza che la pace è minacciata anche dalla mancanza del dovuto rispetto del creato, dal saccheggio delle risorse naturali e dal progressivo declino

della qualità della vita dovuto ai cambiamenti climatici. […] Queste sfide mettono a repen-taglio la vita di tutti su questo pianeta e richiedono pertanto una cooperazione internazio- nale e un multilateralismo coeso e lungimirante che ponga al centro la sacralità della vita, la dignità donata da Dio a ogni essere umano e il bene comune. Purtroppo, osserviamo ap-procci politici e comportamenti umani che vanno nella direzione opposta, caratterizzati da egoismo collettivo, disprezzo per gli altri e miopia.

Di fronte alla situazione del pianeta, insegna P. Francesco, è urgente che la nuova elaborazione teologica, con i propri strumenti di studio e rigorosa scientificità, insegni, a rifiutare ogni guerra ai migranti realizzata con respingimenti, annegamenti, muri, filo spinato, legislazioni persecutorie, spostamenti di confini nazionali, campi di prigionia. (P. Leone XIV alla Coop 30). A tal proposito va conosciuta e sottoscritta la dichiarazione del vertice dei popoli alla COP30.

Con la Veritatis gaudium, citando il Mediterraneo, tema molto caro al nostro Labora-torio di educazione alla pace, egli dice che, “ nel contesto del Mediterraneo, occorre partire dal Vangelo della misericordia, dall’annuncio fatto da Gesù stesso…per una seria assunzione della storia da parte della teologia come spazio aperto all’incontro con il Signore. La teologia è chiamata a riflettere sulla fisionomia della Chiesa in uscita. In particolare, deve riflettere sul contributo che le donne stanno dando alla teologia per cui il loro contributo è indispensabile e la loro partecipazione va rigorosamente sostenuta”.

Oggi si parla un cristianesimo senza cultura (o con poca cultura), e quindi con una ridotta capacità di parlare ai contemporanei. Sequeri afferma che «la vita cristiana […] si consegna dolcemente al suo ripiegamento nella pura devozione di gesti e immagini vagamente connesse al mistero cristiano››. La devozione popolare può essere emotiva-mente profonda e toccante. Ma, come diceva papa Francesco, deve esistere una dialettica profonda tra teologia alta e devozione popolare. In mancanza di questa interazione, si ha il divorzio tra fede e cultura. E le conseguenze di questo divorzio sono devastanti tanto per la religione (cristiana) quanto per la cultura occidentale (postmoderna).

Il card. Zuppi alla CEI ha detto che dopo il sinodo è ora di «costruire comunità» real-mente « aperte a qualunque tipo di fedeli e a qualunque ricerca di Dio: sono come la piazza della Chiesa, dove non ci devono essere accessi limitati o condizionati, perché spesso qui approdano tante persone da storie diverse particolari››. Anche \perché «la cristianità è finita››, «la nostra società non è naturalmente più cristiana». Ma se la cristianità è finita, non lo è affatto il cristianesimo: ciò che tramonta è un ordine di potere e di cultura, non la forza viva del Vangelo».

La guerra

«Per noi cristiani ogni guerra è fratricida e questo significa anche che è mio fratello che combatte contro un altro mio fratello. Non mi riguarda solo se mi coinvolge direttamente. Sono già coinvolto. Sono sempre miei fratelli che si combattono e si uccidono. Per questo la Chiesa «non pregherà per la vittoria, ma per la pace, che è l’unica vittoria».

In questo cammino siamo accompagnati da Erasmo da Rotterdam fino a don Luigi Sturzo, dalla tradizione del pensiero nonviolento da Tolstoj a Gandhi, da Giorgio Capitini a Danilo Dolci a Lanza del Vasto, alle straordinarie testimonianze di don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani, don Giuseppe Dossetti, Thomas Merton, Giorgio La Pira, Mons. Tonino Bello, don Arturo Paoli, padre Ernesto Balducci, Desmond Tutu, e di martiri come Martin Luther King, sant’Oscar A. Romero, Marianella García Villas, don Juan José Gerardi, Pierre Claverie e i trappisti di Tibhirine. Sono alcuni fra i tanti, che restano a oggi praticamente sconosciuti non solo al grande pubblico, ma anche agli studenti di teologia che, invece, dice P. Leone XIV, sono resi esperti di ritualismi, burocrazia, sono immersi nella mondanità spirituale, dissimulata con pratiche religiose, con riunioni infeconde o con discorsi vuoti. (Dilexi te 113)P. Leone ribadisce con forza la centralità dei poveri. Anche da lui noi ci vediamo confermati nel nostro uscire fuori dalle sacrestie per lievitare la storia umana.

L’ecumenismo

In questi 50 anni abbiamo avuto un interesse ed una attenzione particolare alla dimensione battesimale dell’ecumenismo e della sinodalità, nel dialogo ecumenico, nello scambio di doni tra i cristiani, al rapporto tra sinodalità e primato, al contributo dei delegati fraterni all’assemblea sinodale e alla dimensione ecumenica della formazione.

Siamo consapevoli che, con ogni probabilità, le forme storiche del dialogo ecumenico che abbiamo sperimentato nel corso del Novecento si sono definitivamente esaurite, o quasi; e che occorre, in ogni caso, andare oltre. Dove? La fluidità delle appartenenze confessionali, le alleanze trasversali che continuano a formarsi sulle più diverse tematiche, la novità ormai consolidata del proliferare di Chiese indipendenti e di cristiani indisponibili a riconoscersi in una o nell’altra Chiesa storica, e tanti altri mutamenti in corso, richiedono uno sforzo ulteriore, e il coraggio di abbandonare presunte certezze. Anche perché, se si vuole che il cristianesimo continui a vivere e a produrre germi di vangelo, per ringraziare Dio per i grandi doni che ha fatto a tutte le Chiese, a tutte le religioni, a tutte le donne e tutti gli uomini che Egli ama vanno evitate soprattutto due tentazioni: da, una parte, quella di rinchiudersi in un ghetto, cercando di ricreare l’ideale della cristianità del passato, ormai conclusasi; dall’altra, quella di assimilarsi completamente alla società in cui si vive, finendo per essere succubi di una cultura ormai definitivamente secolarizzata. 

Da questo punto di vista, ricorda il Gruppo di Dombes, le Chiese, tutte, sono chiamate a entrare in un «dinamismo di conversione››; e a «superare l’autosufficienza›› confessionale. Già negli anni Ottanta uno dei pionieri del cammino ecumenico, il cofondatore di Taizé, Max Thurian, sosteneva che il vero ecumenista dovrebbe saper vivere due appartenenze: una che lo leghi alla sua Chiesa e l’altra alla Chiesa del futuro. Osando dare spazio allo Spirito Santo, e tenendo solo sullo sfondo le nostre, pur legittime, preoccupazioni. Ciò che già ci unisce, infatti, è molto più grande (e importante) di quello che ancora ci divide… e l’ecumenismo, inoltre, più che un’esigenza dei credenti, è un’esigenza primaria del Vangelo, tanto più in una prospettiva autenticamente sinodale.

Il santo patriarca di Costantinopoli Atenagora, che aveva un rapporto particolare di amicizia e di stima con Paolo VI diceva: ciò che manca alla gente di Chiesa è lo Spirito del Cristo, l’umiltà, il rinnegamento di sé, l’accoglienza disinteressata. Ciò porta alle divisioni tra cristiani. Cristo ha pregato perché noi fossimo una cosa sola, affinché il mondo creda. È necessario un rinnovamento che fiorisca un po’ dappertutto nel mondo cristiano. La condizione principale, non può essere che l’unità dei cristiani, chiamati ad uscire insieme nel mondo per porsi al servizio dell’uomo. L’amore nasce sul volto della Chiesa e la trasfigura.

Noi, testimoni nella società di oggi

In questi anni, sempre più evidente si manifesta la crisi dei valori nella società, nella Chiesa dell’occidente con le chiese che si svuotano, i giovani assenti, la crisi vocazionale che tocca sacerdoti, religiosi e religiose. Gesù ha detto: «Quando il sale perde il sapore, a null’altro serve che ad essere gettato via ed essere calpestato dalla gente». Quando il cri-stiano perde la propria essenza, quella di essere luce e sale, che illumina e dà sapore, allora diventa marginale e ininfluente. Non ha più nulla da dire e da dare alla società. Ha tradito la missione che gli ha dato Cristo suo maestro. Dice Enzo Bianchi: «Ormai è riconosciuto da tutti che la cristianità è finita e che la Chiesa, almeno in Occidente, è ridotta a una mino-ranza». Il cosiddetto mondo cattolico è finito. Benedetto XVI lo aveva previsto: «Una re-altà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante, rinato attraverso un processo di purificazione. Contro il male resisterà un piccolo gregge». Non scoraggiamoci! Il Cristia-nesimo, non fa che rinascere, sempre. È fondato sulla parola di Cristo! Il Vangelo, come brace sotto la cenere, è fuoco che rinasce e brucia il cuore di un piccolo resto.

A questo punto voglio ricordare don Peppe Diana, don Pino Puglisi, uccisi dalla mafia, Mons. Raffaele Nogaro vescovo di Caserta, nostro grande maestro, morto il 6 gennaio 2026, che ha portato avanti un ministero episcopale profondamente evangelico e che ha condotto battaglie contro la corruzione politico-affaristica, la camorra, il militarismo, per la pace, i diritti dei migranti e delle donne vittime di tratta per sfruttamento sessuale, per l’ambiente.

Pensiamo poi alla crisi della classe politica che non riesce a contenere lo strapotere della grande finanza che programma e finanzia le guerre, le aggressioni, gli eccidi in Ucraina, Palestina, Iran ed altri ancora imbonendo gli sprovveduti di slogan atti a giustificarli.

Politica che non è in grado di affrontare i grandi e i piccoli problemi della società.

Pensiamo alla fuga dell’80% dei giovani dalla Basilicata, seguiti spesso dai genitori, alla Stellantis, al comparto agricolo, alla partenza delle suore Discepole di G.E., alle migliaia di case vuote, alla città di Potenza che sta diventando una città di pensionati.

L’Inno alla carità

Per rilanciare la proposta evangelica e renderla attraente per il mondo di oggi abbiamo maturato, negli anni ’80, un percorso di 9 anni di Iniziazione alla vita cristiana per i ragazzi e un percorso per gli adulti con l’idea di confrontarci con le Beatitudini che parlano di pace, di giustizia e con l’inno alla carità di S. Paolo nella I lettera ai Corinti (1,13).

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! Dal mese di Settembre 2025, ab-biamo iniziato un cammino per creare dei Centri della Parola che dovrebbero dar vita a tan-te piccole comunità animate dallo spirito di Carità per essere lievito nel proprio ambiente e rivitalizzare la comunità cristiana. Espressione di questo lavoro è stato il presepe realizzato in chiesa e avente come tema, quest’anno: Dio è Carità, Amore creativo che si dona!

Chiaramente questo nostro stile non è stato capito né gradito a chi è fermo al formalismo, al passato, non studia l’evolversi della società, del mondo giovanile cui dare nuove risposte, non ha recepito la novità del Vaticano II, gli insegnamenti dei papi, dei vescovi italiani e, ultimamente, di Papa Leone XIV. Subdolamente e in tutti i modi queste persone, in linea con i poteri occulti della Città, hanno cercato di mettere a tacere la nostra voce.

Il futuro

Oggi, 13 Marzo 2026, ricorre il 60° anniversario della mia ordinazione sacerdotale che ha avuto come progetto le parole di Gesù: Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 1,29). Ma è anche un momento qualificante la vita della nostra comunità cristiana di S. A. e G. che è cresciuta cercando di conformarsi sempre di più a Cristo, come ha ribadito con forza P. Leone XIV ai sacerdoti della diocesi di Madrid 9/2/2026, affermando che, per camminare nella storia, bisogna obbedire agli insegnamenti di Gesù: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata».  (Mt 13, 33). Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5, 13-16).

Perciò, per capire e realizzare il progetto di Gesù, dobbiamo dedicare più tempo al silenzio, alla meditazione, alla contemplazione, ad andare in estasi. Estasi significa uscire da sé stessi, dai propri problemi, dalle proprie idee per entrare nel deserto del nostro intimo e, qui, incontrare Dio a cui siamo uniti con il nostro Battesimo. Scopriremo che Dio ci sta parlando, da sempre, ci dice cosa si aspetta da ciascuno di noi, quali scelte dobbiamo fare.

A questo punto tocca a noi prendere una decisione e dirgli di “Si”. Inizia o continua così la nostra conformazione a Cristo che ci porta a dire nella verità, con Maria: l’anima mia magnifica il Signore perché grandi cose in me ha fatto l’onnipotente. Così diventiamo contemplativi nell’azione Ed è veramente bello, gioioso, entusiasmante vivere in questo modo: vivere nella pace e nella serenità che, solo da Dio sono donate! Il più grande e bello augurio che possiamo farci stasera è che, stimolati dall’amore di Dio, avendo al centro della nostra vita Cristo-Eucaristia, possiamo crescere come Chiesa-Comunione, e dare una forte testimonianza di Carità che ci rende credibili e attraenti nel diffondere il messaggio evangelico. Per questo motivo ho voluto questa sera celebrare insieme a don Antonio il suo 60° compleanno che capita Domenica 15 marzo. Preghiamo perché don Antonio, con tutta la comunità che lo ha accolto con amore, con i giovani che sta seguendo,, possa crescere nella Chiesa-comunione, essere lievito, luce, sale del mondo e, sotto lo sguardo amorevole di Maria, madre della fiducia continuare a costruire il Regno di Dio.

Partendo dalla Parola di Dio, celebrando con fede il Memoriale del Signore, cercando di imitare, di conformarsi a Cristo, la nostra comunità, ispirata dal suo fondatore, don Fran-cesco Colucci, guidata dal magistero del Concilio Vaticano II e dell’episcopato mondiale, ha sempre spaziato nel mondo. P. Leone XIV nella “Dilexi te “ mettendo al centro della vita della Chiesa i poveri, ha confermato le scelte della nostra comunità che continua a camminare nella storia annunciando e testimoniando il Vangelo incarnato nelle vicende umane di oltre mezzo secolo di vita. Lo scrittore russo Nikolaj Vasilevic Gogol diceva.: <<Una sola è la via di uscita della società nell’attuale situazione: il Vangelo!>›

Questa sera prega con noi Mons. Salvatore Ligorio, assente perché impegnato in un ritiro spirituale, e che saluta tutti noi con affetto e stima. Come ricordo del mio 60esimo offro a tutti la terza edizione di “E il Verbo si fece carne”. La prima parte riporta i presepi realizzati in chiesa dal 1970 al 2025. Tutte le tematiche in essi trattate, sono introdotte e commentate, anno per anno, dai testi di: “Evangelii gaudium” (2013), Laudato si” (2015), “Amoris laetitia (2016), “Fratelli tutti (2020). Nella seconda parte è riportata la collezione dei 360 presepi formati da circa 2000 statuine provenienti da 82 nazioni e regalate da moltissimi di voi. È un invito a guardarsi attorno, ad uscire dal proprio piccolo orticello e a spaziare sempre nella storia del mondo.

Leggendo con attenzione i testi di P. Francesco e le didascalie che accompagnano i presepi si può notare come la Comunità di S. Anna e Gioacchino ha, da sempre, seguito l’invito di P. Francesco a vivere in uscita, lontano dalle sacrestie, dai ritualismi pur esteti-camente belli ma poco incidenti nelle vicende umane.

Questo libro vuole essere una testimonianza, una memoria storica della vita vissuta ma anche un TESTAMENTO

un Testamento che affido alle nostre comunità in cammino che cercano di vivere e annunciare il Vangelo nel martoriato mondo di oggi ed aprire i cuori alla speranza dei nostri giovani. E così sia. Amen! Don Franco Corbo