LA CASTA PIACE ANCHE A QUALCHE PRIMARIO?

C’è chi fra i primari tenta di dare maggior potere alla categoria secondo il concetto meno nobile di un periodo arcaico che sembrava ormai appartenere al passato. C’è un documento che circola nell’ospedale San Carlo col quale c’è chi fra i primari di struttura complessa tenta di chiamare a raccolta i suoi colleghi. La motivazione è di far valere alcuni principi che potrebbero essere definibili “minimalismo sindacale” Con la comunicazione che ormai è nelle disponibilità di molti, viene sollecitata l’adesione all’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri. Una delle principali motivazioni ad accettare l’invito è l’ottenimento del non obbligo per i direttori di reparto di strutture complesse – comunemente chiamati primari – dell’orario minimo. Cioè non sono tenuti a rispettare orari o essere presenti un minimo di ore. Possono gestire il reparto e i suoi servizi secondo i loro tempi e idee. Un bel privilegio se si pensa che il contratto prevede per tutti il personale medico un minimo di sei ore e quaranta minuti al giorno, che non sono poi così tante. In particolare in una fase storica, nella quale le liste d’attesa sono infinite, la maggior parte dei primari di visite ambulatoriali ne fanno davvero poche e c’è chi addirittura si autoesonera. Privilegiano l’attività in intramoenia o negli studi privati: quelle a pagamento. Fra le particolarità della comunicazione si sottolinea che il privilegio ottenuto per la categoria è il frutto del lavoro di pochi a beneficio di tutti, facendo addirittura riferimento, in modo meno volgare, a quella famosa frase del faccendiere Stefano Ricucci, svelata da un’intercettazione: “ è facile fare il gay col botton degli altri”
Questo segnale è stato colto da alcuni per sollevare altri temi, forse più importanti, rispetto all’attività di servizio che la sanità deve fornire ai cittadini. Senza dimenticare che il “core” è questo per tutti i professionisti della sanità. Il San Carlo, secondo l’analisi più comune fra gli addetti ai lavori, sta vivendo come tutta la sanità regionale, un periodo di crisi, forse fra le più profonde degli ultimi 30 anni. Assistenza ai pazienti non all’altezza, liste d’attesa infinite, scandali fra i fornitori, abusi come per i parcheggi, denunce varie su alcune procedure adottate, oltre alla persistenza della mancanza di personale e così via. Da qui ovviamente ne deriva anche la migrazione sanitaria per sfiducia, oltre quella fisiologica. E il ruolo dei primari, oltre che della politica e delle direzioni, potrebbe essere utile per dare una svolta. Il loro apporto e impegno in questa fase sarebbe un giusto e utilissimo, forse il più utile, per migliorare l’assistenza ai cittadini. Proprio in funzione del mancato obbligo di orari a loro è data carta bianca su come organizzare i loro reparti. E i risultati sono corrispondenti al loro diretto impegno. Per tanto è di buon auspicio che fin ora nessuno dei primari abbia dato peso all’invito della comunicazione e che alcuni abbiano preso l’iniziativa come estemporanea. La pretesa del tempo minimo di chi si è fatto promotore dell’iniziativa, comprende anche la velleità di svolgere un ruolo nella formazione, didattica, prevenzione e ricerca, e sembra inadeguata oltre che materialmente irrealizzabile, ammenochè non abbiano la particolare dote dell’ubiquità.

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