IL “BANCOMAT” DEL CONSIGLIO A POTENZA: 59MILA EURO L’ANNO SOLO PER IL CONSIGLIERE DI NOIA

CONTINUANO LE INCHIESTE SUL CONSIGLIO COMUNALE DI POTENZA E LE SORPERESE NON FINSCONO MAI
POTENZA —
Circa un milione di euro all’anno. È il costo che il Comune di Potenza sostiene per il funzionamento del Consiglio comunale e delle sue commissioni. Una spesa imponente a fronte di risultati apparentemente ignoti. Per comprendere come la spesa per la politica sia un flusso continuo anche verso soggetti privati, basta analizzare un caso emblematico: quello del consigliere di opposizione (monogruppo Noi Moderati, ex assessore) Massimiliano Di Noia.

Quasi 20mila euro in quattro mesi

I dati contabili impongono una riflessione profonda. Nel solo quadrimestre marzo-giugno, ll consigliere Di Noia è costato alla collettività 19.656,72 euro, proiettando la spesa annua a circa 59.000. Non si tratta soltanto dei gettoni di presenza — che Di Noia satura ogni mese fino al tetto massimo lordo di 1.552,50 euro —, ma soprattutto i rimborsi datoriali previsti dall’art. 80 del Testo Unico degli Enti Locali.

Nel periodo preso in esame, il Comune ha liquidato all’azienda per cui il consigliere lavora — l’Azienda Costruttori Generali S.r.l. — ben 13.446,72 euro a titolo di rimborso per le assenze dal posto di lavoro. Totale: 500 ore e 15 minuti di permessi istituzionali, al costo orario di 26,88 euro all’ora.

 

La tariffa da “super-esperto” e l’assunzione in corso di mandato

Ed è qui che emergono anomalie logiche e contrattuali apparentemente inspiegabili sotto il profilo della gestione industriale: Una tariffa da quadro: Quel costo orario rimborsato dal Comune — 26,88 euro all’ora — corrisponde a un inquadramento contrattuale di alto livello, da “super-esperto” o quadro aziendale, insolito per mansioni ordinarie.

L’assunzione “in corso d’opera”:

L’assunzione sarebbe avvenuta mentre il consigliere Di Noia era in carica; già noto per un carico intensissimo di commissioni consiliari. Il paradosso del dipendente assente all’80%: In un quadrimestre, un dipendente full-time matura circa 630 ore lavorative nette. Averne rimborsate più di 500 dal Comune significa che per la quasi totalità il consigliere risulta assente dall’azienda. Quale impresa privata deciderebbe di assumere con una tariffa da “super-esperto” un dipendente presente per appena poche decine di ore al mese? La risposta sta nell’art. 80 del TUEL: l’azienda non subisce alcun danno finanziario. Lo stipendio da quadro per un lavoratore viene saldato dai cittadini di Potenza. Un quadro che assume contorni ancor più delicati se si considera che tra la sfera personale del consigliere e la proprietà della ditta intercorrono rapporti di frequentazione e vincoli di affinità nell’ambito della cerchia familiare estesa.

Il cerchio si chiude: tra grandi appalti e rimborsi di filiera
C’è un ulteriore tassello che proietta questo cortocircuito al centro di un caso di scuola sul conflitto di interessi. L’Azienda Costruttori Generali S.r.l. (la ditta che ha assunto Di Noia) condivide la sede in Via del Gallitello con la Mancusi S.p.A., colosso edile firmatario dei più imponenti cantieri della città, come la realizzazione del nuovo collegamento verticale in acciaio, da via Cavour a via Vescovado, e la discussa, anche nelle aule giudiziarie, riqualificazione da milioni di euro dell’ex scuola media Torraca. In questo ecosistema imprenditoriale a forte impronta familiare, la Costruttori Generali S.r.l. opera sia autonomamente in appalti di manutenzione urbana, sia come tassello operativo interno alla filiera dei grandi cantieri del gruppo. Si delinea così uno scenario singolare: da un lato, le sigle di Via del Gallitello drenano risorse pubbliche anche dal Comune per l’esecuzione di opere e manutenzioni nel capoluogo; dall’altro, lo stesso Comune rimborsa alla Costruttori Generali lo stipendio da ‘super-esperto’ di un consigliere comunale di opposizione che in ditta è fisicamente assente all’80%. Un incrocio di flussi finanziari che solleva interrogativi etici e politici enormi sul potenziale rischio di un corto circuito permanente tra controllori e controllati.”
Il rimborso per il massimo teorico delle ore lavorative, come se il consigliere non fosse mai arrivato in ritardo, non fosse mai uscito in anticipo e non avesse mai saltato una giornata.

Il calcolo mese per mese ricostruito sugli atti del quadrimestre non lascia spazio a dubbi:

  • Marzo: 128 ore rimborsate (conteggiate su tutte le giornate lavorative nette, esclusa la Pasquetta);
  • Aprile: 128 ore rimborsate (saturazione massima dei giorni lavorativi);
  • Maggio: 121 ore rimborsate (copertura totale del monte ore teorico);
  • Giugno: 123 ore rimborsate (escluso il solo 2 giugno festivo).

Totale: 500 ore di permessi rimborsati. Un rimpinguamento dalle casse pubbliche che ipotizza una presenza istituzionale pari al 100% dell’orario di lavoro contrattuale. Ma la realtà dell’aula racconta un’altra storia. Rispetto alle circa 500 ore teoriche di convocazione complessiva delle commissioni, le rilevazioni di cronaca e le dinamiche del Consiglio evidenziano una prassi ben diversa: capita che si ponga la firma sul registro di presenza all’avvio o a lavori iniziati, seguiti da allontanamenti precoci o brevi comparse.Quando la rendicontazione dell’azienda privata chiede al Comune il saldo integrale di 500 ore lavorative a tariffa da “super-esperto” (26,88 €/h) a fronte di presenze in aula frammentarie e uscite anticipate, il meccanismo dell’art. 80 TUEL cessa di essere una tutela per l’amministratore e diventa una compensazione a pioggia a carico dei contribuenti.

Il rebus della laurea: tra criminologia in azienda e dimenticanze burocratiche

A completare il quadro contribuisce una nota di costume amministrativo. Sui propri canali pubblici, il consigliere sfoggia la frequenza ai corsi universitari telematici in Servizi Giuridici con indirizzo in Criminologia. Un percorso di studi che — almeno sulla carta — dovrebbe garantire una formazione d’eccellente rigore morale, fondata proprio sul rispetto delle norme, sulla trasparenza pubblica e sull’osservanza delle regole. Viene da chiedersi se l’azienda privata non abbia avvertito l’impellente necessità di mettere a referto proprio le competenze di un “criminologo”, sia pure con laurea triennale, da inserire d’urgenza in organico come quadro o super-esperto a 26,88 euro l’ora. Un titolo accademico altisonante che il consigliere deve aver tuttavia dimenticato di comunicare sia al Comune di Potenza sia al Ministero dell’Interno, visto che negli atti e nei documenti ufficiali dell’Anagrafe degli Amministratori l’unico titolo protocollato resta ostinatamente il diploma di scuola media superiore.

Un sistema che necessita di chiarezza

Il caso Di Noia è la lente d’ingrandimento attraverso cui osservare una macchina consiliare da circa un milione di euro all’anno. Una materia su cui gli organi di controllo contabile e la trasparenza amministrativa non possono più voltarsi dall’altra parte.

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